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Cosa deve esserci nel testo di una pagina turistica

«Un borgo incantevole, ricco di storia e di tradizioni, ideale per una fuga.» Letta ad alta voce, la frase non dice dove sta il paese, in che mese è aperto il museo, né se ci si arriva in treno.

Una pagina turistica si regge su cose che si possono verificare. Il resto è aggettivo, e l'aggettivo non porta nessuno sul posto.

Una pagina, un luogo

Il titolo è il nome del posto, o della cosa che la persona sta cercando. Se nello stesso testo entrano due borghi e una sagra, non si capisce quale dei tre sia il soggetto.

Meglio una pagina corta sul borgo e, a parte, il testo della festa. Dal telefono un blocco unico, che mescola strada, menu e programma, si abbandona a metà.

La frase che resta in piedi

Come ci si arriva. Quanto si cammina dal parcheggio. Se d'agosto il centro è pieno, o se a novembre il borgo apre solo nel weekend. Un orario, una distanza, un mese pesano più di «atmosfera unica».

Ekosweb scrive e sistema pagine di questo tipo: siti vetrina, portali turistici, blog su viaggi, enogastronomia, eventi. Il progetto è nato nel 2022; il lavoro su SEO e testi parte dal 2007, spinto dai viaggi e dai paesaggi italiani. Tra i siti messi a posto ci sono Lazio Nascosto, Borghi Storici e Turismo Viaggi Italia. La regola della singola pagina, però, è la stessa anche per un sito piccolo. Una cosa sola, detta in modo che si possa controllare.

La foto viene dopo

Prima il testo deve sapere cosa mostra. Una piazza senza una riga sotto non dice se è quella del mercato o quella del municipio.

Il post su Facebook, Instagram o Youtube rimanda a quella pagina. Non la sostituisce. Un video breve, senza il nome del paese e un orario nel testo sotto, resta un video. La pagina, se ha i fatti, si trova anche quando la campagna è finita.

Il controllo, prima di pubblicare

Si legge il primo paragrafo e si tolgono gli aggettivi. Se la frase resta in piedi, dentro c'era un fatto. Se crolla, il fatto mancava.

Poi si guarda il titolo. Deve essere la stessa cosa che c'è sotto. Una parola messa per il motore, e poi dimenticata nel testo, si vede subito: il lettore arriva e non trova quello che aveva cercato.

Un esempio corto, di quelli che si possono controllare. «Il museo è chiuso il lunedì. Dal parcheggio del paese si cammina dieci minuti, in salita.» Non è letteratura. È la frase per cui la pagina è stata aperta. Accanto ci sta una riga sulla stagione: a ferragosto il centro è pieno, a novembre molti locali aprono solo nel weekend. Senza quella riga, la pagina promette una visita che il lettore non può fare.

Lo stesso vale per una pagina di prodotto enogastronomico o di un evento. Il nome, il posto, il periodo. Poi, se avanza spazio, il racconto. Non il contrario.